La teoria del pulmino - Il blog di Mantellini sulle frasi pronunciate da Michele Mari a proposito di Michela Murgia e sui confini della sfera personale

@culture

Nel caso di Michele Mari e delle sue esternazioni durante un viaggio su un pulmino, l’aspetto maggiormente rilevante sul quale soffermarsi non riguarda le frasi di Mari ma, appunto, il pulmino. Perché la sarabanda abbia inizio, lasciando stare l’eventuale interesse privato della scrittrice che ha fatto scoppiare il caso, è necessario dare per scontato che una conversazione privata su un mezzo di trasporto sia un atto pubblico. È un assunto che chi desiderava aprire le danze sul corpo della donna, la sua sessualizzazione da parte del maschio ha dato per scontato. Vale a dire che dentro quel pulmino Mari parlasse ex catedra, quasi fosse con un microfono su un palco.

Trovo che l’individuazione del confine fra ciò che è intimo e ciò che è pubblico e quindi di tutti, messo nella disponibilità di chiunque, sia il vero tema del quale si dovrebbe discutere.

Il tema del bilanciamento fra elementi di vita privata e esternazioni pubbliche è oggi importante, se non altro perché riguarda moltissime persone ogni giorno. Dove terminano i luoghi della nostra riservatezza, quelli che noi chiamiamo casa, quelli in cui le nostre miserie restano in qualche maniera protette e celate ai più?

mantellini.it/2026/06/22/la-te…

    • @lindasartini @russandro @culture Questa discussione sul “pubblico e privato” è tutt’altro che semplice e coinvolge uno dei valori secondo me fondamentali per una sana vita in comunità: io lo chiamo “diritto a fare schifo”.

      Ammettendo che Mari abbia detto nude e crude quelle parole lì, si è comportato da TROGLODITA e qua non ci piove. Che gli vada detto sul muso, è altrettanto indubbio. Ma la cosa si deve fermare lì, non metti in discussione una gara letteraria perché “fuori onda” uno è stato cinico e sessista verso una donna morta. Lo metti al suo posto lì in loco, ci litighi, ma muore lì, non ci scateni dietro le folle pronte a fare i gladiatori!

      Tutte le volte che alle cene associative tra ciechi, prendiamo per il culo i vedenti, con o senza persone vedenti nei dintorni. Io, HIV negativa, a tavola con un gruppo di HIV positivi, ad assistere alle loro prese in giro sessuali verso le persone senza HIV… Là ti giri, sorridi, dici “sentito!” E c’ho pure fatto un progetto creativo sopra. Tutte le volte che io per prima ho raccontato barzellette sporche!

      Il “diritto a fare schifo” serve per esorcizzare lo stress, per sfogarsi, per farsi scivolare addosso esperienze negative, o credete che in pausa, in spogliatoio, ecc… il migliore cardiochirurgo non racconti barzellette oscene sui propri pazienti?

      Non sto dicendo di acconsentire, “e fattela una risata”, ognuno di noi ha qualcosa che lo provoca di più. Anche certe barzellette, tipo quella dell’AIDS, il cracker, il prosciutto e la porta del bagno, essendo coinvolta da vicino con lo stigma HIV, se la sento mi fa star male. Però ripeto: l’interlocutore esercita il proprio “diritto a fare schifo” raccontandola, io lo esercito dicendogli che è l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo.

      Io mi sono incazzata per il “va pensiero” con le bestemmie, l’altro ha tutto il diritto di metterla su youtube. Ma voler rovinare la carriera a uno perché è stato uno stronzo, non è che lo educhi. Lo rende ancora più stronzo, e anzi rischia di mettere in cattiva luce proprio la causa femminista, in questo caso: “se se la prendono per così poco, se sono questi i problemi”… A livello mediatico bisogna considerare con chi si ha a che fare.

      Il van del premio strega? Vero, era un mezzo di trasporto usato per lavoro. Ma vorrei essere una moschetta, anzi no, un accaivvù senziente che si replica meglio, per sentire cosa si dicono tra loro i poliziotti sulla volante.

    • russandro ( russandro@poliverso.org ) OP
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      3 months ago

      @lindasartini sapessi le cose disdicevoli che nella mia vita ho detto io sulla qualunque!

      Ebbene, non solo sono libero di dirle, ma nessuno deve permettersi di intimorire me e qualsiasi altro essere umano, sdoganando il principio per cui la reputazione pubblica di qualcuno viene infangata se dice cose in privato. Anche se sono cose oscene.
      Non c’entra la privacy, c’entra il diritto umano di essere liberi di parlare in privato in base al contesto. Perché la mancanza di questo rende prigionieri

    • @lindasartini @russandro senza mettere in dubbio l’oggettiva deprecabilità, si può deprecare in privato¹ ciò che è stato detto in privato, e deprecare in pubblico ciò che viene detto in pubblico.

      Fare escalation di contesto è un ottimo sistema per aumentare la polemica e la polarizzazione, un po’ meno per educare le persone.

      ¹ idealmente nello stesso contesto in cui è stato detto, o almeno con le stesse persone, in modo che il messaggio che quanto detto è non accettabile arrivi a tutti quelli che l’hanno sentito, sia chi lo pensava senza avere il coraggio di dirlo, che chi non ha avuto il coraggio di lamentarsene perché era in una posizione di debolezza.