

@macfranc tema molto attuale, ne ho scritto in un saggio¹ e dedico sempre alcune lezioni alla “grande dicotomia fondamentale” in un corso universitario di Psicologia clinica. Lezioni propedeutiche alla comprensione, ad esempio, dell’epidemia depressiva che stiamo vivendo nella postmodernità. Si tratta di quelle improduttive battaglie (foto allegata) che oggi viviamo tra soft-science e hard-science, ma che interessa i grandi pensatori da almeno 5 secoli.
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¹https://www.edizionidelfaro.it/libro/melanconia-scienza-e-postmodernita
![Screenshot del libro "Melanconia, scienza e postmodernità". Autore: Scavolini. A Edizioni del Faro (2022) Semplificando, si potrebbe riproporre quella che Benvenuto chiama “super-dicotomia fondamentale”, con cui i grandi pensatori degli ultimi cinque secoli si sono confrontati [...]. Da una parte, un approccio materialista, biologista e (neuro)scientifico; dall’altra un approccio spiritualista, umanista, intersoggettivista. Una dicotomia che pud essere declinata, astrattamente e correndo qualche rischio di ipersemplificazione, in vari modi: materia vs spirito, quantita vs qualita, spiegazione scientifica vs interpretazione comprensiva, nomotetico vs ideografico. E nel caso della psichiatria: cervello vs mente. (Blasi, 2016, p. .31)](https://cdn.masto.host/mastodonuno/media_attachments/files/117/564/441/297/956/284/original/13095eaeb527f2ad.png)


Questo ha evidenti ricadute in numerose discipline, ma mi limito qui a parlare del mio campo principale d’azione e di ricerca. Se non comprendiamo le implicazioni di tale barriera di incomunicabilità, lasciamo spazio libero alla medicalizzazione del malessere, alla sovra-consumazione delle diagnosi e della farmacopea, alla riduzione del soggetto malato a un oggetto parziale, un sintomo, un comportamento.
@scienza
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