La regressione da “Cittadino” a “Suddito”
la stabilità come patrimonio privato della maggioranza, donato al Paese con un atto di magnanimità.

Quando la Premier Giorgia Meloni dichiara a Bari che “la stabilità è il primo regalo all’Italia”, la sovrapposizione tra la definizione di “dono” e quella di “funzione pubblica” fa emergere un cortocircuito concettuale.
L’uso del verbo “regalare” riferendosi a un risultato dell’azione pubblica, non è una metafora ingenua, ma una precisa e problematica idea di potere che si articola su tre livelli:

  1. La regressione da “Cittadino” a “Suddito”
    Chi fa un regalo si trova in una posizione di superiorità o generosità auto-attribuita. Chi riceve il regalo si ritrova in una posizione di subalternità, passività e gratitudine. Questo atteggiamento trasforma il cittadino (titolare di diritti) in un suddito o in un beneficiario (ricevitore di concessioni calate dall’alto). Al contrario in democrazia, il rapporto tra cittadini e governanti è regolato da diritti, doveri e contratti sociali.

  2. La privatizzazione della sfera pubblica.
    Il dono, per definizione, richiede che il donante sia il legittimo proprietario del bene che cede. Usando “regalare”, il leader politico compie un’operazione retorica in cui identifica lo Stato con se stesso o con la propria maggioranza. È l’idea che la stabilità, le risorse o le leggi non siano un prodotto impersonale delle istituzioni e della Costituzione, ma una proprietà privata del leader che viene generosamente “concessa” alla nazione.

  3. La logica del “Paternalismo Politico”
    Questo linguaggio evoca la figura del pater familias o del monarca illuminato che “sa cosa è bene per i suoi figli” e li ricompensa per la loro fiducia. È una visione in cui il potere politico non è un mandato a termine per amministrare la cosa pubblica in modo trasparente, ma un’autorità carismatica che distribuisce benefici per dimostrare la propria benevolenza e, implicitamente, per legare a sé gli elettori attraverso il vincolo morale della riconoscenza.

In ultima analisi, l’uso di “regalare” svela l’archetipo del potere assoluto, dove l’atto di governo viene confuso con l’atto di liberalità, e la responsabilità istituzionale viene mascherata da magnanimità personale.
Ma non si tratta di un lapsus linguistico, ma di una vera e propria dichiarazione di principio, l’espressione di una precisa cultura politica.
Questa convinzione si poggia su un’idea di potere radicalmente diversa da quella della democrazia liberale classica, e rivela due aspetti fondamentali.

  • Il Governo come “Proprietario” e non come “Amministratore”
  • Lo Stato inteso come “Corte” attorno all’Esecutivo

C’è l’idea che la stabilità sia un patrimonio privato della maggioranza, e che decidere di metterlo a disposizione del Paese sia un atto di magnanimità.

#meloni #citradiniosudditi #meloniregalastabilità #stabilità

@politica

  • Tiberio ( Tiberio@mastodon.uno ) 
    link
    fedilink
    arrow-up
    1
    ·
    26 days ago

    @emama @politica ma non riguarda soltanto la Meloni perché è da 30anni un modello comune anche alla sinistra, che ci ha imposto nel 1992 le privatizzazioni di D’Alema, nel 1997 il lavoro precario con il pacchetto Treu del governo Prodi I e nel 2011 l’austerità del governo Monti e Fornero. Nelle analisi politiche bisogna essere oggettivi

      • Tiberio ( Tiberio@mastodon.uno ) 
        link
        fedilink
        arrow-up
        1
        ·
        25 days ago

        @emama @politica il risultato non cambia e negli ultimu 30 anni le riforme più neoliberiste sono state realizzate dal centrosinistra: dalle privatizzazioni, alla precarizzazione del lavoro per finire con l’austerità. Sono fatti storici con tanto di date e governi

        • emama ( emama@poliversity.it ) OP
          link
          fedilink
          arrow-up
          1
          ·
          18 days ago

          @Tiberio @politica
          Comunque per essere precisi

          Negli ultimi 20 anni, il centrosinistra ha governato complessivamente per circa 8 anni e mezzo (per l’esattezza 3.109 giorni), distribuiti tra i cinque esecutivi indicati.

          Il dettaglio della durata dei singoli esecutivi evidenzia la ripartizione temporale del loro mandato:
          Governo Renzi: 2 anni e quasi 10 mesi (1.024 giorni)
          Governo Prodi II: 1 anno e quasi 12 mesi (722 giorni)
          Governo Gentiloni: 1 anno e 5 mesi (536 giorni)
          Governo Conte II: 1 anno e 5 mesi (527 giorni)
          Governo Letta: circa 10 mesi (300 giorni)

          Il restante tempo del ventennio è stato coperto da coalizioni di centrodestra o da governi tecnici/di unità nazionale

          Allargando lo sguardo agli ultimi 30 anni (dal 1996 a oggi, 2026), i governi a guida o a trazione di centrosinistra in Italia non sono più cinque, ma diventano nove.
          A cavallo tra la fine degli anni '90 e l’inizio dei duemila, si aggiunge infatti l’intera stagione dell’Ulivo.
          Ecco l’elenco completo di tutti i governi di centrosinistra negli ultimi 30 anni, in ordine cronologico:

          • Governo Prodi I (1996-1998): Il primo storico governo guidato da Romano Prodi, sostenuto dalla coalizione dell’Ulivo.
          • Governo D’Alema I (1998-1999): Guidato da Massimo D’Alema, sostenuto dall’Ulivo, dai Comunisti Italiani (PDCI) e dall’UDR.
          • Governo D’Alema II (1999-2000): Nato da un rimpasto politico del precedente esecutivo.
          • Governo Amato II (2000-2001): Esecutivo di fine legislatura guidato da Giuliano Amato con il sostegno dell’Ulivo e dei suoi alleati.
          • Governo Prodi II (2006-2008): Guidato nuovamente da Romano Prodi, espressione della coalizione dell’Unione.
          • Governo Letta (2013-2014): Esecutivo di larghe intese guidato da Enrico Letta, con la partecipazione del Partito Democratico.
          • Governo Renzi (2014-2016): Guidato da Matteo Renzi e sostenuto da una maggioranza imperniata sul Partito Democratico.
          • Governo Gentiloni (2016-2018): Guidato da Paolo Gentiloni, prosecuzione della maggioranza a guida PD dell’esecutivo precedente.
          • Governo Conte II (2019-2021): Coalizione politica formata dal Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico e da Liberi e Uguali.

          Durata complessiva del centrosinistra nel trentennio

          Considerando anche i primi quattro esecutivi della fine degli anni Novanta, il totale del tempo speso al governo dal centrosinistra sale a circa 13 anni e mezzo complessivi (rispetto agli 8 anni e mezzo calcolati nell’orizzonte degli ultimi vent’anni).

          Il resto del trentennio è stato guidato dalle coalizioni di centrodestra (con i successivi governi Berlusconi e il governo Meloni) e da esecutivi tecnici o di unità nazionale (Dini, Monti, Draghi e Conte I).

          In Italia, la stragrande maggioranza delle riforme comunemente definite “neoliberiste” — caratterizzate da privatizzazioni di aziende di Stato, deregolamentazione del mercato del lavoro e liberalizzazioni — è stata realizzata principalmente dai governi di centrosinistra e dai governi tecnici da essi sostenuti negli anni '90 e Duemila.

          Sebbene l’immaginario collettivo associ il neoliberismo economico alla destra, la destra politica italiana (rappresentata a lungo da Silvio Berlusconi e oggi da Giorgia Meloni) ha storicamente mantenuto una forte matrice corporativa, assistenziale o di difesa degli interessi nazionali, attuando politiche di spesa o tagli fiscali ma meno riforme strutturali di mercato. Il centrosinistra ha invece assunto il ruolo di “modernizzatore” ed esecutore dei vincoli economici necessari per l’integrazione europea e l’accesso all’Euro.

          Il quadro storico si articola attraverso tre grandi pilastri:

          1. La grande stagione delle privatizzazioni (Anni '90)

          Negli anni '90 l’Italia ha avviato il secondo più grande piano di privatizzazioni al mondo dopo il Regno Unito, smantellando il sistema delle partecipazioni statali (IRI).

          • Governo Amato I (1992-1993) e Governo Ciampi (1993-1994):
            Esecutivi tecnici/di transizione appoggiati anche dalle forze che avrebbero costituito il centrosinistra. Trasformarono gli enti pubblici (ENI, ENEL, IRI, INA) in Società per Azioni (SpA), avviando la vendita dei gioielli di Stato.
            Fu il periodo in cui Mario Draghi ricopriva il ruolo di Direttore Generale del Tesoro.

          • Governi dell’Ulivo (Prodi I e D’Alema I, 1996-2000): Sotto la guida del centrosinistra si compì la sostanziale vendita ai privati di colossi strategici come Telecom Italia (1997), Autostrade per l’Italia (1999) e la vendita di importanti quote di ENI ed ENEL. [12, 13]

          1. La flessibilizzazione del mercato del lavoro

          Le riforme volte a introdurre la flessibilità nel mondo del lavoro (spesso contestate dalla sinistra radicale e dai sindacati come precarizzazione) portano firme di centrosinistra:

          • Pacchetto Treu (1997): Introdotto dal Ministro del Lavoro Tiziano Treu (Governo Prodi I), legalizzò per la prima volta in Italia il lavoro interinale e i contratti a tempo determinato flessibili.
          • Jobs Act (2014-2015): Promosso dal Governo Renzi (centrosinistra), ha modificato l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, abolendo il reintegro obbligatorio in caso di licenziamento economico illegittimo per i nuovi assunti e introducendo le tutele crescenti.
          1. Le “Lenzuolate” di liberalizzazioni (2006-2008)

          • Decreti Bersani: Durante il Governo Prodi II, il Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani varò una serie di storiche riforme per aprire alla concorrenza mercati protetti, come la vendita dei farmaci da banco nei supermercati (parafarmacie), l’abolizione dei costi di ricarica telefonica, la liberalizzazione delle licenze dei taxi (parziale) e dei passaggi di proprietà delle auto.

          Perché proprio il centrosinistra?

          Secondo storici ed economisti, il centrosinistra italiano ha sposato tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2010 la dottrina della “Terza Via” (simile a quella di Tony Blair nel Regno Unito o di Bill Clinton negli USA). L’obiettivo politico era dimostrare affidabilità internazionale, risanare il bilancio pubblico per entrare nei parametri di Maastricht e modernizzare un capitalismo italiano giudicato bloccato e clientelare.