Da Lorenzo Tosa

Alle parole inqualificabili pronunciate da Giorgia Meloni sul tetto agli studenti stranieri in classe credo non ci possa essere risposta migliore di quella che ha dato questa ragazza qui.

Si chiama Lina, ha 12 anni, vive e studia a Torino, frequenta la seconda media e ha origini marocchine.

Quando ha sentito quelle parole di Meloni è andata da suo papà e gli ha detto una cosa sola: Voglio risponderle. E voglio farlo pubblicamente.

Non era umanamente possibile farlo meglio di come lo ha fatto lei.

"Presidente Meloni, io non voglio prendere il posto di nessuno. Voglio stare al mio banco accanto ai miei compagni.

Mi chiamo Lina e ho dodici anni. E frequento la seconda media a Torino.

Ho sentito le sue parole sui bambini italiani che non devono sentirsi in un angolo perché son diventati la minoranza.

Sono d’accordo che nessuno debba sentirsi in un angolo. Ma nessuno davvero.
Nemmeno uno appena arrivato.
Nemmeno chi ha un cognome straniero come me, nemmeno chi sta ancora imparando l’italiano.

Nella mia classe ci sono ragazzi con origini diverse. Io li chiamo compagni. So che abbiamo storie diverse. A volte anche lingue e religioni diverse, ma quando penso a loro penso ai loro nomi. Penso a come sono e penso a quello che facciamo insieme.

Da poco è arrivato un nuovo compagno. Parla solo francese e sta imparando l’italiano. Io e gli altri cerchiamo di aiutarlo, non è sempre facile capirci ma almeno ci proviamo. E mentre lui impara la nostra lingua anche noi possiamo imparare da lui. Per me questa è una delle cose belle della scuola e della multiculturalità.

Poi ci sono le difficoltà. Chi non capisce una spiegazione, chi rimane indietro e chi si sente solo. Non voglio dire che basti diventare amici per risolvere tutto. Servono i professori che abbiano il tempo di aiutarci.

Ho letto che nelle scuole italiane circa dodici alunni su cento non hanno la cittadinanza italiana. E molti sono nati proprio qui. Li chiamate stranieri ma sono cresciuti in Italia. Proprio come tutti noi. E se non hanno la cittadinanza è perché le leggi che voi potete cambiare non li riconoscono come italiani.

Questo non significa che ogni classe sia uguale.
Lei vuole mettere un limite agli alunni stranieri per classe. Io vorrei capire una cosa. Come si decide chi di noi è di troppo?

Perché dietro quel numero c’è qualcuno che ha già degli amici. Già qualcuno che magari finalmente ha smesso di sentirsi solo.
Io non voglio che un mio compagno mi guardi e pensi che gli sto togliendo qualcosa. E non voglio guardare così lui.

Possiamo litigare certo. E lo facciamo. Ma vorrei che fosse per qualcosa che abbiamo fatto, non per il paese da cui vengono i nostri genitori.

Presidentessa, venga ad ascoltarci. Ascolti anche i nostri professori. Ci chieda di che cosa abbiamo bisogno. Quando parlate di noi, il giorno dopo noi entriamo in classe. Ci sediamo l’uno accanto all’altro.

Vorrei che le vostre parole ci aiutassero a stare bene insieme. Io non voglio prendere il posto di nessuno. Vorrei che a scuola ci fosse posto per tutti".

Lina ha 12 anni. Dodici.
E ha una gamma di complessità, consapevolezza, empatia, visione che avrebbe solo da insegnare a Meloni e a Valditara cosa sia la scuola e a cosa serva davvero.

#tettostranieriascuola
#alunnistranieri
#lorenzotosa

@politica
@scuola