Guardando nuovamente al dito mentre si punta alla luna

Quando il razzismo si veste di rosso
#AntonellaBundu

Sono arrivata al profilo di un certo Augusto Dicarro, partendo da un suo commento razzista sotto un mio post.

All’inizio pensavo di trovarmi davanti a una delle tante pagine in cui la xenofobia si manifesta senza troppi veli: stranieri, immigrazione, “islamizzazione”, il solito repertorio di paure e risentimenti.

Poi ho iniziato a leggere.

Accanto a una quantità impressionante di contenuti contro gli stranieri comparivano Marx, il comunismo, l’antimperialismo, l’anticapitalismo, la critica della NATO, il pacifismo

La confusione

Non una contraddizione che si possa liquidare semplicemente come uno di fuori. È un fenomeno politico che vale la pena osservare.

Perché il razzismo non smette di essere razzismo quando viene pronunciato attraverso un lessico marxista. Anzi. E la critica del capitalismo non diventa automaticamente antirazzista solo perché contiene parole come “classe”, “imperialismo” o “popolo”.

Non penso che Marx debba essere lasciato in ostaggio da chiunque ne utilizzi l’immagine, le citazioni o il vocabolario.

Cosa succede quando la critica del capitale convive con la costruzione dello straniero come minaccia, concorrente o corpo estraneo?

È qui che compare quella zona politica dal colore un po’ rosso ma sempre pià bruno - una zona nella quale elementi provenienti dalla critica radicale del capitalismo e dell’imperialismo pensano di poter convivere con nazionalismo, xenofobia, identitarismo

La sanità non funziona? È colpa dello straniero.

Il welfare non basta? C’è lo straniero.

Le risorse pubbliche sono insufficienti? C’è lo straniero.

I salari sono bassi? Anche qui, compare lo straniero.

Usano il meccanismo di prendere una contraddizione sociale reale e spostarla verso qualcuno che ha meno potere di chi quella contraddizione la produce .

E infatti la domanda cambia.

Non ci si chiede più perché una società ricca non riesca a garantire a tutte e tutti una sanità efficiente, una casa, un lavoro dignitoso, un salario sufficiente, un sistema di protezione sociale adeguato.

Ci si chiede perché quelle risorse debbano essere accessibili anche a qualcun altro.

La differenza può sembrare piccola, ma è enorme.

La prima domanda riguarda la struttura.

La seconda individua un corpo.

La prima mette in discussione il modo in cui una società distribuisce ricchezza e diritti.

La seconda trasforma una persona, in un problema.

È una distinzione che emerge con particolare evidenza anche nel post che mette (e che trovate nei commenti) davanti alla vicenda di una bambina palestinese arrivata in Italia per ricevere cure.

Il “nostro” rossobruno dice che gli italiani devono pagarsi l’assicurazione quando vanno in vacanza all’estero, mentre la bimba palestinese viene curata qua gratuitamente - e qui per me lo schifo diventa totale

il tipo mette in discussione un sistema sanitario e la distribuzione delle risorse, la contrapposizione dall’italiano (di razza - io non sarò mai italiana mi dice) e “lo straniero”

il “nostro” che si crede marxista-leninista, non si interroga sulle ragioni per cui una società costringe le persone a lottare fradiritti e risorse.

E continuo con la visita al suo profilo, compaiono (come vedete sul suo profilo) anche contenuti contro la Lega, dedicati al DNA utilizzati per contestare l’idea di una presunta purezza genetica degli italiani, dei “padani” o dei “celti”.

Sembra voler smontare le fantasie razziali di chi immagina l’Italia come una comunità della razza pura rivolgendosi a me, arriva a dirmi che dovrei “tornare in Africa”

Ed è qui che emerge una contraddizione precisa: la razza viene respinta quando serve a contestare le fantasie identitarie degli altri e riappare quando serve a stabilire chi appartiene davvero alla nazione.

Non è una contraddizione “tanto per”

È il punto.

Perché il concetto di appartenenza diventa una questione dell’aspetto fisico dei canoni italici (quali?) e il discorso comincia a spostarsi dalla politica alla razza.

Perché quando si parla di sanità, welfare, salari, precarietà, casa, impoverimento e disuguaglianze il bersaglio diventa lo straniero?

Perché il sistema economico che concentra ricchezza e potere nelle mani di pochi sembra scomparire proprio quando c’è da analizzarlo?

  • qui prendo dalla rete e pubblico i dati Oxfam sulla distribuzione della ricchezza in Italia - Nel 2025 il 5% più ricco delle famiglie italiane possedeva il 49,4% della ricchezza nazionale. Il 10% più ricco possedeva oltre otto volte la ricchezza della metà più povera. E tra il 2010 e il 2025 la ricchezza nazionale è aumentata di oltre 2.000 miliardi di euro: il 91% di quell’incremento è andato al 5% più ricco, mentre alla metà più povera è arrivato il 2,7%. (Oxfam Italia – Disuguaglianza che erode la democrazia)

Questi numeri parlano di classe.

Parlano di proprietà.

Parlano di rendita.

Parlano di concentrazione della ricchezza.

Parlano del rapporto fra capitale e lavoro.

E allora la domanda diventa perchè"il migrante "dovrebbe essere il bersaglio dei rossobruni rispetto al proprietario della ricchezza?

Se il capitale scompare dal quadro proprio nel momento in cui compare lo straniero, non siamo più davanti a una critica strutturale del capitalismo.

Siamo davanti a uno spostamento del conflitto.

Il padrone scompare.

La rendita scompare.

La concentrazione patrimoniale scompare.

Il rapporto fra capitale e lavoro scompare.

Rimane lo straniero.

Ed è qui che la guerra fra poveri rischia di essere scambiata per lotta di classe.

Ma non lo è.

La lotta di classe non consiste nello stabilire quale gruppo di lavoratori abbia più diritto degli altri a una casa, a un salario, a una cura o a un pezzo di welfare. Consiste nel mettere in discussione i rapporti di potere che determinano la distribuzione di quelle risorse.

si trasforma l’immigrato (specie se asiatico o subsahariano) in una categoria umana permanentemente sospetta, in un peso, in qualcuno che deve continuamente giustificare la propria presenza.

Siamo davanti a una concezione etnica della nazione.

C’è chi da sinistra ha cercato di spiegare l’ascesa della AfD come critica alla guerra, lasciando da parte tutto il resto

“il volto dolce del nazismo che avanza”

La responsabilità viene spostata.

Ricominciamo a guardare la luna e non il dito

Buonanotte ✊🏽

#AntonellaBundu
#razzismo #rossobrunismo

@politica