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Regno Unito. Si chiedono le famiglie britanniche: “I droni che hanno ucciso i nostri figli a Gaza erano quelli nostri?”
L’udienza svoltasi lunedì 21 settembre 2026 alla Avon Coroner’s Court di Bristol segna un punto di svolta decisivo nella vicenda dell’attacco che, il 1° aprile 2024, provocò la morte di sette operatori umanitari della World Central Kitchen (WCK) a Gaza.
Per i familiari dei tre veterani e consulenti di sicurezza britannici rimasti uccisi (James Henderson, John Chapman e James Kirby) l’inchiesta giudiziaria è diventata un atto d’accusa verso le istituzioni e l’industria militare del proprio Paese, dopo la dura repressione agli attivisti di Palestine Action.
I legali delle famiglie hanno formalmente chiesto alla magistratura di verificare se l’attacco, condotto tramite droni tattici Hermes 450, sia stato eseguito utilizzando velivoli spinti da motori prodotti nel Regno Unito.
Secondo i dati forniti da organizzazioni come la Campaign Against Arms Trade (CAAT) e sollevati in aula, diverse componenti chiave di questi velivoli e della loro catena di sviluppo fanno capo a stabilimenti britannici, tra cui i siti gestiti dalla Elbit Systems a poca distanza dalla stessa corte di Bristol.
Da qui il doloroso paradosso denunciato dai familiari: tre cittadini britannici inviati a proteggere i convogli di cibo per la popolazione stremata di Gaza potrebbero essere stati uccisi da tecnologia e armamenti sviluppati o esportati dal proprio Governo.
Nel corso dell’udienza preliminare, la corte ha tracciato le direttrici chiave che verranno approfondite nella seconda udienza di riesame, fissata per il 5 marzo 2027:
A. I filmati segreti della RAF: il Ministero della Difesa britannico (MoD) possiede le registrazioni effettuate da un aereo da ricognizione della Royal Air Force in volo su Gaza nelle stesse ore dell’attacco. Le famiglie ne pretendono la consegna immediata al giudice istruttore per smentire la versione dell’IDF sulla presunta presenza di uomini armati nel convoglio;
B. Coinvolgimento dei vertici militari e industriali: la magistratura ha indicato l’intenzione di includere tra le “parti interessate” (interested persons) le Forze di Difesa Israeliane (IDF), gli ufficiali responsabili della catena di comando (tra cui il colonnello Nochi Mendel) e lo stesso Ministero della Difesa del Regno Unito, insieme ai produttori della filiera della difesa;
C. Dopo che la magistratura militare israeliana ha annunciato nell’agosto 2026 la chiusura del caso senza l’avvio di procedimenti penali, l’inchiesta britannica rimane l’unico strumento legale attivo per cercare di rendere giustizia agli attivisti barbaramente uccisi da Israele.
- La dinamica dell’attacco minuto per minuto
Come ricostruito dalla stampa britannica, l’attacco è durato complessivamente 4 minuti lungo la strada costiera (Al-Rashid Road). Tre missili hanno colpito i tre veicoli a circa due minuti di distanza l’uno dall’altro:
A) Primo veicolo (blindato): colpito direttamente. Due persone sono sopravvissute e sono riuscite a rifugiarsi nel secondo veicolo.
B) Secondo veicolo (blindato): colpito circa due minuti dopo. I due sopravvissuti del primo veicolo e due del secondo si sono trasferiti sulla terza vettura.
C) Terzo veicolo (soft-skinned / non blindato): colpito dal terzo missile. Non c’è stato alcun sopravvissuto. Il post-mortem su James Henderson conferma un decesso immediato per la gravità delle lesioni.
Le discrepanze sulla presunta “deviazione”: l’IDF ha giustificato l’attacco affermando che il convoglio si era deviato dalla rotta concordata. Tuttavia, il rapporto di indagine del governo australiano ha dimostrato che la modifica del percorso (diretta a Rafah invece che al centro accoglienza) è stata scoperta solo dopo che gli operatori erano già stati uccisi, e quindi non ha avuto alcun ruolo nella decisione di aprire il fuoco.
- La freddezza degli assassini degli operatori umanitari
Il colonnello Nochi Mendel è l’ufficiale (riservista) a capo dello staff della brigata Nahal che ha ordinato l’attacco. In interviste rilasciate ai media, ha dichiarato di non essere pentito (“not sorry”) e di considerare gli operatori umanitari “non innocenti” perché, a suo dire, si erano “mescolati e svagati con operativi di Hamas”.
La versione ufficiale dell’IDF sostiene che Mendel e il suo comandante del supporto di fuoco abbiano ignorato l’ordine di un superiore di fermare gli attacchi contro i convogli umanitari. Mendel ha smentito questa ricostruzione, definendola “una fabbricazione mai esistita”.
La WCK vieta l’uso di guardie armate. Quella notte, a causa del ritardo nella partenza dovuto ai permessi israeliani, il team locale ha accettato scorte armate per proteggere il cibo dai saccheggi. La separazione tra queste guardie (andate verso nord) e il convoglio WCK (andato verso ovest/sud) è stata monitorata dai droni, ma ignorata al momento del raid.
- I precedenti che coinvolgono cittadini britannici uccisi da forze israeliane
Il 11 aprile 2003, a Rafah (nella Striscia di Gaza), Tom Hurndall, un fotografo e attivista della pace britannico di 22 anni, membro dell’organizzazione International Solidarity Movement (ISM), stava cercando di mettere al riparo alcuni bambini palestinesi bloccati sotto il fuoco di una torretta di avvistamento dell’esercito israeliano. Fu colpito alla testa da un cecchino dell’IDF con un fucile di precisione. Entrato in coma, morì nove mesi dopo in un ospedale di Londra, nel gennaio 2004.
Nel 2006, una giuria del St Pancras Coroner’s Court a Londra stabilì con un verdetto ufficiale che Tom Hurndall fu «ucciso intenzionalmente ed illegalmente» (unlawfully and intentionally killed).
Durante l’udienza di Bristol per i tre soccorritori della WCK, i legali delle famiglie hanno citato il precedente di Hurndall proprio per dimostrare che una corte britannica ha già in passato giudicato la condotta dell’IDF a Gaza come un’uccisione illegale, nonostante i tentativi iniziali delle autorità israeliane di coprire l’accaduto.
Nel 2003, James Miller, un pluripremiato operatore e documentarista britannico di 34 anni, fu ucciso a Rafah appena tre settimane dopo il ferimento di Hurndall, mentre stava girando un documentario per la HBO (Death in Gaza).
Miller e la sua troupe stavano lasciando la casa di una famiglia palestinese con una bandiera bianca ben visibile quando un blindato israeliano aprì il fuoco.
Solo pochi giorni prima del caso Hurndall, nell’aprile 2006, la medesima corte di Londra stabilì che anche James Miller era stato “assassinato” dall’IDF.
- Il filo rosso citato dagli avvocati delle famiglie
Nei testi presentati al tribunale di Bristol, i legali dei tre ex Marine britannici della WCK (Henderson, Chapman e Kirby) hanno collegato i fatti del 2024 ai casi del 2003 per tre motivi precisi.
Il primo è il modello di insabbiamento.
In tutti e tre i casi, l’esercito israeliano ha inizialmente negato le proprie responsabilità o affermato che le vittime si trovassero in prossimità di presunti “uomini armati” o “terroristi”, versioni poi smentite dalle inchieste indipendenti e dalle testimonianze visive.
Dato che la magistratura militare israeliana ha chiuso le indagini sul raid WCK senza avviare procedimenti penali, le giurie dei Coroner nel Regno Unito rappresentano l’unico forum giudiziario in grado di stabilire formalmente se si sia trattato di “omicidio illecito” (unlawful killing).
I legali delle famiglie sottolineano anche l’esistenza di una prassi decennale all’interno dell’IDF che concede un’ampia discrezionalità ai comandanti sul campo nel designare chiunque si trovi in una zona di operazioni come “bersaglio legittimo”, a prescindere se si tratti di adulti o bambini.
- La complicità del governo britannico nella morte dei suoi stessi cittadini
Un aereo spia della Royal Air Force ha sorvolato la Striscia di Gaza per circa 5 ore proprio il giorno dell’attacco, rientrando alla base pochissimi minuti prima che l’IDF sferrasse i raid.
Il Ministero della Difesa britannico ha rifiutato di divulgare le immagini registrate o la rotta di volo del proprio velivolo invocando ragioni di sicurezza nazionale. Le famiglie chiedono che questo materiale sia consegnato alla corte di Bristol per verificare cosa sapesse davvero il Regno Unito.
Nonostante il Regno Unito abbia sospeso circa 30 licenze d’esportazione su 350 verso Israele nel settembre 2024, ha mantenuto un’eccezione (carve-out) per i componenti dei caccia F-35 destinati al pool globale. Gli esperti legali avvertono che questa deroga viola gli obblighi della Convenzione sul Genocidio.
Le vittime dell’attacco del 1° aprile 2024 sono:
A) John Chapman (57 anni, Regno Unito): ex Marine Reale, consulente di sicurezza;
B) James “Jim” Henderson (33 anni, Regno Unito), ex Marine Reale di Falmouth (Cornovaglia), consulente di sicurezza;
C) James Kirby (47 anni, Regno Unito): Veterano ed esperto di sicurezza.
D) Saifeddin Issam Ayad Abutaha (25 anni, Palestina): il più giovane della squadra, autista e interprete locale di Rafah;
E) Lalzawmi “Zomi” Frankcom (43 anni, Australia): operatrice umanitaria della WCK;
F) Damian Soból (35 anni, Polonia): operatore umanitario della WCK;
G) Jacob Flickinger (33 anni, USA/Canada): con doppia cittadinanza nordamericana, operatore WCK.
C.L.Dias
Segue…


@politica #gazagenocide #israelterroriststate #regnounito
Ciò che emerge dalle parole del colonnello è la cinica applicazione della dottrina militare di uno Stato abituato a commettere crimini di guerra.
Non serve che tu sia un combattente; basta la tua prossimità a un presunto tale.
Una borsa vista da un drone diventa automaticamente un’arma; la presenza di una guardia locale armata per difendere il cibo dai saccheggiatori trasforma l’intero convoglio umanitario in un’unità nemica.
In questa logica, come ha dichiarato lo stesso Mendel, la neutralità non esiste più: chiunque “si mescoli” con il nemico perde il diritto di essere considerato innocente. La cautela viene azzerata a favore della letalità immediata.
Quando l’IDF conclude la propria indagine interna affermando che la decisione non presenta “ragionevoli sospetti di condotta criminale”, la freddezza del singolo ufficiale diventa la freddezza di un intero sistema istituzionale che auto-assolve i propri errori operativi come inevitabili “effetti collaterali”.
Morale: chiunque aiuti o difenda il popolo palestinese deve morire.
FONTI
Fine